In questa breve clip, Pietro e Silvio, si danno la voce l’un l’altro come nei loro tradizionali incontri e ci raccontano di un piccolo episodio che gli è successo mentre erano in ferie in montagna.
Autore: millecolline
Viste da un quadro ritrovato
Bazzano in Valsamoggia (Bo), 11/04/15. Il quadro di Angelo Cappon ha fatto la sua comparsa nel lato corto del muro dell’archivio comunale; è comparso alla mia vista solo dopo aver terminato una serie di foto per la locandina di Corti, Chiese e Cortili 2015. Ricordo Cappon, persona assai gentile e costantemente interessata anche agli avvenimenti sociali che ci circondavano in quegli anni. Certo, il quadro di Cappon è stato appeso molto tempo fa in quel muro seminascosto; probabilmente la persona che ha piantato il chiodo per appenderlo nemmeno sapeva quale periodo bazzanese raccontasse quel quadro così semplice. Io stesso me ne sono reso conto soltanto quando l’ho visto, finalmente, e non soltanto osservato: probabilmente era un quadro esposto in una parete della vecchia biblioteca di Bazzano, quando ancora era in cima alle scale di quella piccionaia che oggi si chiama “Sala 11 Settembre”. Quel quadro lo vedevo spesso; la mia compagnia di amici aveva il punto di ritrovo in quella biblioteca ed era, nel suo piccolo, un luogo di scambio e formativo.
Erano gli anni ’70 e ci sentivamo in piena epoca di fermenti artistici e politici; a quei tempi un pò tutte le persone sensibili si cimentavano in una delle arti a loro più congeniali; erano i giorni in cui il tempo libero era riconosciuto come un valore da coltivare per crescere e non un insulto di cui vergognarsi perchè “non produttivo” per il mercato globale. Ecco, quel quadro di Cappon, seminascosto e riconoscibile solo da coloro che lo hanno vissuto, è metafora di quanto stiamo attraversando; racconta un pezzo di storia del paese che ha avuto l’istinto di interpretare l’evoluzione come qualcosa di diverso dal possedere una automobile da 200 cavalli e che ora viene riconosciuto solo da chi ha condiviso quei momenti. Così, nascosto, racconta la storia di quello sparuto gruppo di pittori bazzanesi che si raccolse per formare un nucleo artistico in provincia e che lavorò per farsi conoscere; ricordo Roncarà, Biagi, Cappon, De Maria, erano tanti i nomi di quei ragazzi, più grandi di me, che si trovavano per confrontarsi su ciò che dipingevano ed esponevano i loro lavori. In quel periodo nacquero anche alcuni , sgangherati gruppi musicali da cui uscirono anche piccoli e divertenti talenti. Forse dobbiamo di più da quegli anni rispetto a quello che ci sentiamo raccontare su di loro da chi non li ha vissuti.
Testo e foto di Roberto Cerè per millecolline
Al Partìid – Dai Muneri!
Ecco un nuovo racconto!
Al partìid, iniziamo la collana che racconta la nostra terra.
Bazzano in Valsamoggia (Bo). Dal primo momento in cui ha fatto la sua apparizione, millecolline, ha incluso fra sue Palette una sezione dal titolo misterioso: al Partìid. Molti di voi si saranno chiesti che genere di arte potesse essere; presto detto: è l’arte di raccontare un modo di essere che ha accumunato il nostro territorio per tantissimi anni e che ha avuto una forma tramandata attraverso i fumosi (e alcoolici) incontri di osteria. In qualche modo ci racconta come eravamo quando eravamo più italiani che anglosassoni e lo esegue attraverso il racconto di episodi realmente accaduti ad amici o conoscenti, caricandoli della sagacia dialettale emiliana. Sono racconti tramandati per anni che hanno plasmato il modo di essere e il modo di dire dei nostri piccoli paesi. Al partìid venivano raccontate in compagnia di amici con lo scopo di divertirsi, ricordare e passare il tempo; seduti attorno ad un tavolo si raccontavano la difficoltà, gli inciampi o il ridicolo di quel quotidiano che pare, ormai, dimenticato dalla nostra folle velocità. Questo è quello che vogliamo presentarvi. Fino ad oggi è stata una Palette con un vuoto imbarazzante ma finalmente siamo riusciti a incontrare alcuni “raccontatori” del calibro di Pietro Ospitali e Silvio Montaguti ed ora abbiamo l’onore di iniziare e farvi assistere allo spettacolo della nostra vecchia terra contadina.
Testo e foto di Roberto Cerè per millecolline.
I FIRE EXIT A CARTABIANCA – VIDEO
Bazzano in Valsamoggia (Bo), 21/03/15.
Nello spazio angusto ricavato in libreria da Beatrice e Paola, fra le scansie e le seggioline sparse ci sono cavi, cavetti, valigette per strumenti musicali ed altri aggeggi che solo una band che esiste dal 1975 può conoscere e trasportare; ci stiamo preparando ad un concerto rock. E’ Il gruppo bolognese dei Fire Exit che sta accordando gli strumenti per il concerto unplugged in libreria CartaBianca ed ormai anche il pubblico si è assestato fra le pile di libri ed i curiosi oggetti assemblati dal fornaio Garagnani. Fin dalle prime note della band si comprende la lunga esperienza musicale di questo gruppo bolognese che fin dal loro inizio si è dedicato alle cover dei Jethro Tull. Era, su per giù, il 1975 ed eravamo in piena epoca musicale (quelli della mia generazione sanno quello che voglio dire..); qualche anno dopo il loro inizio i Fire Exit avrebbero avviato una lunga esperienza, durata 8 anni, in cui diventarono il gruppo di accompagnamento della compagnia di teatro dialettale di Romano Danielli. Poi giunse il 1985 quando un po’ tutti i componenti si ritrovarono a dover fare il militare e il gruppo si sciolse. Sembrava che tutto fosse destinato ad essere un ricordo ma Luca Zoni, uno dei componenti della band, non aveva fatto i conti con la voglia di suonare e di cantare di… suo figlio Enrico che, con entusiasmo, ha trascinato il padre convincendolo a tornare sul palco. Qualche tempo dopo anche Roberto Gaiba si è convinto a tornare a suonare con Zoni, infine anche Luca Gamberini e Nicola Vianelli (componenti originali della vecchia band) sono ritornati a suonare nel loro vecchio gruppo. Ci piace raccontare questa storia, sembra quasi un remake di “Blues Brother” all’emiliana che coinvolge padri e figli. Oggi potrete sentire i Fire Exit in questa formazione: Gemma Valeriani (voce), Luca Zoni (voce + flauto), Enrico Zoni (voce + chitarra + piano), Nicola Vianelli (piano), Roberto Gaiba (voce + chitarra + flauto), Luca Gamberini ( chitarra elettrica), Lorenzo Cesari (batteria). Un gruppo ben assortito con ragazzi che suonano con musicisti miei coetanei… direi una piacevole rarità di questi tempi. Sappiamo bene che i brani a cui sono più affezionati i Fire Exit sono i Jethro Tull, Genesis, Peter Gabriel e il progressive rock ( come dicevamo alla radio quando mettevamo i dischi) ma vorremmo fare una eccezione presentandoveli con un brano dei Pink Floyd (!) di estrema complessità : “The Great Gig in the Sky” perché crediamo che lo meriti veramente. Buon ascolto; alla prossima trasmetteremo finalmente una cover dei Jethro Tull (una presentazione quasi come alla radio, Onda Radio prima maniera), a voi Gemma Valeriani.
Testo e foto di Roberto Cerè per millecolline


