MIP – Ricordando Emily Dickinson (1830-1886)

From impression to expression

Alcune poesie della poetessa Emily Dickinson

Pubblicato il 12/12/2025

Quello che mi è sempre piaciuto del suo Scrivere, è l’aver saputo unire forma e contenuto in una simbiosi inscindibile, proprio come ogni vera opera d’arte dovrebbe fare.

Uno dei tanti curatori della sua opera per il pubblico italiano usa una frase che mi ha colpito, che ho riletto appunto due giorni fa: la Dickinson aveva un modo tutto suo per tradurre l’Impressione in Espressione, una “capacità inesausta di cogliere i fenomeni mentali e naturali con le risorse della lingua” (Massimo Bacigalupo)

 

Alcuni volumi di poesia della mia personale libreria

Omaggiamo quindi con questo articolo la notissima Dickinson, di cui due giorni fa cadeva l’anniversario di nascita, e lo facciamo con ciò che gli autori amano di più, la loro stessa Opera…

Ecco tre suoi testi, in lingua originale e poi nella versione italiana di Giuseppe Ierolli.

978
It bloomed and dropt, a Single Noon—
The Flower—distinct and Red—
I, passing, thought another Noon
Another in its stead
Will equal glow, and thought no More
But came another Day
To find the Species disappeared—
The Same Locality—
The Sun in place—no other fraud
On Nature’s perfect Sum—
Had I but lingered Yesterday—
Was my retrieveless blame—
Much Flowers of this and further Zones
Have perished in my Hands
For seeking its Resemblance—
But unapproached it stands—
The single Flower of the Earth
That I, in passing by
Unconscious was—Great Nature’s Face
Passed infinite by Me—

 

Sbocciò e appassì, un Singolo Meriggio –
Il Fiore – netto e Rosso –
Io, passando, pensai un altro Meriggio
Un altro al suo Posto

Ne eguaglierà lo splendore, e non ci pensai Più
Ma venni un altro Giorno
Per scoprire scomparsa la Specie –
La Stessa Località –

Il Sole a posto – né altro inganno
Nella perfetta Somma della Natura –
Mi fossi almeno soffermata Ieri –
Fu il mio irreparabile rimprovero –

Molti Fiori di questa e di altre Zone
Sono periti nelle mie Mani
Cercandone a sua Somiglianza –
Ma irraggiungibile esso rimane –

Il singolo Fiore della Terra
A cui Io, ero passata accanto
Inconsapevole – che il Grande Volto della Natura
Passasse infinito accanto a Me –

 

941
The Lady feeds Her little Bird
At rarer intervals—
The little Bird would not dissent.
But meekly recognize
The Gulf between the Hand and Her
And crumbless and afar
And fainting, on Her yellow Knee
Fall softly, and adore—

 

La Dama nutre l’Uccellino
A più rari intervalli –
L’Uccellino non dissente
Ma umilmente riconosce

L’Abisso fra la Mano e Lui
E senza briciole e da lontano
E languente, sul giallo Ginocchio
Cade mollemente, e adora –

 

918
Only a Shrine, but Mine—
I made the Taper shine—
Madonna dim, to whom all Feet may come,
Regard a Nun.
If He were living—dare I ask?
But Mine; I made the taper shine.
All feet may come,
Regard a nun.
Heal?
Thy will.
Thou knowest though, so why tell Thee?

 

Solo a un Altare, ma Mio –
Io feci il Cero brillare –
Madonna indistinta, a cui tutti i Passi vanno,
Guarda ad una Suora –

Tu conosci ogni Pena –
Inutile parlartene – perciò –
Ma non potresti fare
La Grazia che viene dopo – guarire?
Quella sembra l’arte più difficile a noi –
Eppure – com’è facile, se è la tua Volontà
A te – Concedimi –
Tu lo sai, tuttavia, quindi Perché dirtelo?

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La poetessa statunitense Emily Dickinson nacque il 10 dicembre 1830 ad Amherst, una cittadina del Massachusetts, da una famiglia di estrazione borghese e di solidi principi puritani. Il clima familiare era molto rigido e soprattutto il padre assumeva atteggiamenti austeri e severi con i figli.
Il temperamento insofferente e individualista portò Emily Dickinson a distaccarsi dalla religione di famiglia e a compiere viaggi a Boston e a Filadelfia. In quest’ultima città conobbe il reverendo Charles Wadsworth, con il quale ebbe forse un amore impossibile e, certamente, intrattenne una lunga relazione epistolare.
Ritornata nella città natale iniziò un progressivo ritiro nella casa paterna, dove visse per i successivi trent’anni, quasi in clausura, non uscendo addirittura più dalla camera da letto e comunicando con gli amici e i familiari attraverso le pareti della camera, poi, attraverso affettuosi bigliettini che inviava loro. Paradossalmente, però, quei muri che la escludevano dal contatto fisico con il mondo esterno finirono per diventare vetri trasparenti dai quali guardare al mondo con occhio limpido e curioso, e fu in quella situazione di volontario isolamento che Emily Dickinson prese a rifugiarsi nella contemplazione della natura e nella meditazione sul senso della vita e, soprattutto a partire dal 1860, nella composizione di versi. Morì nel 1886.
Le sue poesie ritrovate dalla sorella, insieme alle lettere, in libriccini rilegati furono pubblicate postume.

 

 

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