Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 08/02/2026
È tempo di Carnevale ogni scherzo vale
Non è una finzione. Siamo proprio nel breve periodo del Carnevale del 2026.
Dalla dolce ed elegante partenza del Carnevale di Venezia ai carri sempre gulliveriani di Viareggio fino a Cento e San Giovanni in Persiceto, per citare i capisaldi storici e quelli, particolarmente, evocativi e coinvolgenti.
Ma non è di questo che vorrei scrivere.
Sono tra coloro che hanno già deposto ogni speranza sulla rinascita del nostro Paese e sul ritrovare la strada maestra per reinventare una nuova mappa che dia continuità alle positività secolari, alle sue rivoluzionarie invenzioni, alle sue bellezze naturali ed artistiche, alla sua illuministica cultura del pensare la formazione ed il futuro dei cittadini, nonché i modi e le modalità del vivere civile.
Un programma storico che qualificava l’origine e la continuità della nostra Civiltà mediterranea.
Il grande teatro greco-romano da alcuni decenni è stato bombardato da nuove generazioni prive di memoria e di studi della storia di questa nobile Civiltà e si sono lasciati educare dall’improvvisazione e dalla maschera naturale delle proprie identità.
Si sono calpestati tutti i valori tradizionali anche di natura religiosa ed un nuovo paganesimo si è imposto nelle giovani e meno giovani coscienze.
Anche in questa entrata in un mondo fatalistico, disumano, senza alcuna forma di ricerca esistenziale e di valori regolatori delle relazioni private e pubbliche, si sono scelte maschere uniformanti, pianificando la propria incapacità, il proprio qualunquismo, il rendersi privo d’identità.
Ma tutti pronti ad inseguire i vitelli d’oro, nuove idolatrie, e superstizioni per la propria sopravvivenza.
Vivere in modo inconsapevole nei piaceri materiali, nel preparare il Carnevale della propria estinzione (Declino e scomparsa dell’Impero romano). Stiamo assistendo, in modo paradossale, ad una dissociazione tra il pensare ed il fare.
Prevale un astratta interpretazione della vita, per cui anche ciò che è evidente rischia di non essere visto, interpretato, evidenziato, colto nella sua interezza dei significati.
Anche in questo caso insieme al paganesimo si sono affermati valori che rispondono alla non verità, alla faziosità, allo schierarsi del potere, alla demolizione di ogni considerazione della persona umana, delle sue ragioni, della sua integrità mentale, dei suoi diritti.
E l’elenco potrebbe ancora continuare. Abbiamo ricordato il declino dell’Impero romano, ciò che sta accadendo dalla cultura del micro mondo delle mani pulite, ha contribuito al declino della democrazia, della nostra democrazia nata dalla Resistenza, dai suoi valori e dalla dedizione e volontà dei padri (Maestri) Costituenti.
Si parla di Costituzione ogni giorno, ma tutti leggono gli articoli che si prestano ad essere strumentalizzati, ad indossare qualche maschera del Carnevale, perché la Costituzione non è fissata negli articoli, ma nella sua organicità di un diverso modo di pensare avverso da quello fascista, da governi assolutisti, dittatoriali, che producono ogni forma di ingiustizia, di sopraffazione, di censura sulla libera espressione, sul libero pensiero, sul rispetto della persona umana e dei suoi diritti (doveri).
Siamo nella sfilata delle maschere del Carnevale, nel giusto tempo, secondo il calendario corrente. Ma questa sfilata, dura da molto tempo e sembra non interrompere il suo frenetico ballo lungo tutto lo Stivale.
Le maschere continueranno a confondere ed alimentare questa assurda dissociazione che corrode la morale individuale e l’etica nazionale e ci rende sottomessi non solo verso le nuove culture e religioni ma verso quella non cultura che governa invece di eseguire, nel rispetto delle leggi vigenti e quelle che, necessariamente, dovranno essere modificate, per salvare la democrazia italiana, ritornare ad essere un popolo civile, non violento, seguace e buon conoscitore della pedagogia della convivenza pacifica e valoriale, riscoprendo in Aldo Capitini (1899-1968) – filosofo, politico, antifascista, educatore, un valoroso ispiratore e sostenitore del pensiero democratico.
E forse, non saremo più sempre in Carnevale, perché la Verità avrà ripreso il suo posto e le Maschere, i Carri ritorneranno a farci sorridere (almeno una volta all’anno).
Franchino Falsetti
