Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 01/02/2026
Se questa è Italia
Non scriverò questo Editoriale secondo il rispetto del suo canone ideologico e linguistico, poiché, considerando il titolo, preso a prestito dal famoso libro di Primo Levi, ho pensato di predisporre una significativa antologia, una sorta di annotazioni da taccuino per fotografare il delirio che caratterizza il nostro Paese e l’impotenza e la irragionevolezza di cui siamo passivi spettatori o fantasmi nostro malgrado.
I giornali sono sempre più lo specchio di questo degrado, che è presente anche nel cosiddetto mondo Occidentale e che ha innescato una perniciosa reazione a catena.
Ogni giorno non leggiamo che fatti di cronaca fuori da ogni realtà e ciò che più ci preoccupa sono i commenti, le critiche, i dissensi prodotti dal sistema della comunicazione e dei media, che non modificano le devastazioni prodotte nel nostro mondo morale ed etico, ma ne amplificano i contenuti nel loro cinismo e mortale disaffezione individuale e sociale, poiché privi di approfondimenti critici.
Pertanto qui di seguito leggerete alcuni titoli dai quotidiani che si ripetono da molto tempo e da molto tempo nessuno, con tempestività, ha posto qualche rassicurante rimedio.
- “Punta la pistola agli agenti: freddato un pusher” – Vicino al bosco dello spaccio di Milano, durante un controllo antidroga, un extracomunitario estrae un’arma a salve e si dirige verso due ufficiali in borghese. Le forze dell’ordine aprono il fuoco e ammazzano l’aggressore, un clandestino con precedenti. (La Verità – 27 gennaio 2026)
- “Cambia sesso a 13 anni il via libera del tribunale”. ”Scelta consapevole”. (la Repubblica, 23 dicembre 2025)
- “Nasce la Barbie autistica protestano le famiglie” – “Operazione grottesca”. (la Repubblica, 13 gennaio 2026)
- Femminicidio– La 41 enne uccisa a casa. La morte di Federica “L’ha fatta a pezzi e provato a bruciarla. Poi voleva fuggire” – (il Giornale, 20 gennaio 2026)
- “Picchia il figlio con un cucchiaio fermato dopo il video su Tik Tok”. (la Repubblica, 5 gennaio 2026)
- “Quando Atif disse alla prof: “Vorrei sapere cosa si prova quando si uccide qualcuno” – I compagni: girava spesso con le lame in tasca. L’aggressione in due tempi”. (Corriere della Sera, 18 gennaio 2026)
- “Maranza all’attacco. Da spacconi a criminali. I padroni della periferia sono uno Stato a parte”. Aggressioni, droga, risse: Arditti e Gallicola svelano il lato nero dei nuovi “tamarri” in un libro. (il Giornale, 14 gennaio 2026)
- “Machete e periferie a Londra è emergenza”. (Corriere della Sera, 18 gennaio 2026)
- “In Francia è proibita la vendita ai minori. Dal settembre del 2025 le regole sulla vendita dei coltelli sono più severe”. (Corriere della Sera, 18 gennaio 2026)
- I proPal minacciano:” Fuori i pennivendoli dal corteo”. “La manifestazione di Milano esalta i filo-Hamas e cerca di intimidire i cronisti”. (il Giornale, 18 gennaio 2026)
Per ragioni di spazio e di rispetto della forma che definisce l’editoriale non aggiungo altro, ma ricordo che ognuno di questi titoli sviluppano più di una pagina del quotidiano. Ciò significa che su 20, 30 pagine più di un terzo, ogni giorno viene dedicato a queste notizie.
Quale cultura?
A chi giova questa gran cassa sulla violenza come “modello” diffuso sui media e sui social senza allarmismi ma come se fosse un racconto di esperienza.
Una sorta di rassegnazione di come si siano capovolti i cardini dell’educazione, della formazione, ma, soprattutto dell’inutilità della Scuola, assenza di opportunità extra scolastiche per concretizzare nuovi sistemi formativi e nuovi coinvolgimenti nell’ambito dell’agire sociale e produttivo.
Come ho avuto modo di considerare in alcuni miei recenti Editoriali, le nuove generazioni mancano di alternative e di stimoli culturali e questo ha creato un Pianeta autonomo, rivoltoso ed anarchico.
La violenza non può essere un modello da imitare. La stampa e l’opinione pubblica, limitandosi al racconto ed all’ossessione della ripetitività di ciò che avvelena la Società democratica e la convivenza civile (interrazziale), favoriscono l’emarginazione e lo disadattamento sociale ed il predominio ottuso della burocrazia.
Franchino Falsetti
