Direttamente da redazione@millecolline.it
Art City 2026 a Bologna dal 5 all’8 Febbraio
Aggiornato il 30/01/2026
In questo articolo potrete trovare tutte informazioni relative ad Art City 2026 che ci vengono inviate in redazione dalle varie gallerie e attività che partecipano alla grande kermesse artistica annuale di Bologna.
L’elenco è organizzato in modo relativo alla data di recezione e l’articolo che va a formare è in continuo aggiornamento; per questo motivo consigliamo di verificare il cancelletto (#) del titolo per chè il suo numero indica a quale aggiornamento si riferisca.
Buona scelta artistica.
Questa collettiva è la prima di una neonata realtà bolognaese: il Club 11:11 di via Galliera, 40 in Palazzo Savioli. Millecolline se ne interessa con un articolo specifico.
La SimonBart Gallery è lieta di annunciare UNHUMAN, mostra personale dell’artista italiana Malisa Catalani. La mostra sarà aperta al pubblico dal 5 Febbraio 2026 presso la sede principale della galleria, in Piazza Cavour 6/E a Bologna.
La mostra, composta da una selezione di 18 sculture in bronzo, si inserisce nell’ambito di ART CITY 2026. L’allestimento è realizzato in collaborazione con Pantheon Service.

UNHUMAN di Malisa Catalani indaga il corpo femminile come luogo di trasformazione e superamento dell’identità codificata. Le sculture in bronzo nascono da una matrice classica ma infrangono il modello armonico greco attraverso fratture, assenze e tensioni luminose. Il corpo, tradizionalmente pensato come forma completa e chiusa, diventa superficie instabile, vulnerabile e in continua metamorfosi, segnato da energie interne che ne modificano la presenza.
Il progetto si inserisce nel dibattito postumano, dove il soggetto non è più definito da un’essenza fissa ma da relazioni, processi e aperture verso l’altro. Catalani propone corpi che non rappresentano identità ma possibilità: organismi sensibili che oscillano tra memoria, perdita e rigenerazione, attraversati da segni che diventano nuove geografie emotive.
In UNHUMAN, la scultura si fa agente politico e poetico, invitando a ripensare l’umano come spazio dinamico di divenire, un territorio in cui la materia stessa diventa strumento di resistenza e rinnovamento.
Informazioni
Orari d’apertura della galleria:
Martedì – Sabato: 10:00 – 13:00; 16:00 – 19:00
Nell’ambito di ART CITY 2026
5 – 6 – 7 – 8 Febbraio 2026: 10:00 – 19:00
ART CITY White Night – 7 Febbraio 2026: 10:00 – 23:00
SimonBart Gallery
Bologna
∙ Piazza Cavour 6/E
T +39 051 2843583
Concetto Pozzati. Da e per Morandi
A cura di Maura Pozzati
17 gennaio – 15 marzo 2026
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna
www.museibologna.it/morandi
Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi
In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Opening venerdì 16 gennaio 2026 ore 18.00
Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti culturali del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale e alla Pop Art. Le sue opere mantengono uno stretto rapporto con il segno, traccia distintiva del suo stile anche quando, dopo un iniziale periodo informale, si confronta con l’arte di Magritte e De Chirico, da lui definiti i suoi maestri ideali, e quando diventa uno dei più importanti rappresentanti della Pop Art italiana. In questa fase porta avanti una ricerca che non intende illustrare o glorificare il processo o le merci del consumo, ma che indaga il rapporto arte-merce, fino a spostare l’attenzione “alla critica del guardare e dell’occhio”. Produzione di differenze, turbamento, contaminazione, ginnastica delle mani e degli occhi, spaesamento, ambiguità, ironia, arte come interrogazione, divisione tra sperimentazione e tradizione, arte come fare, arte e responsabilità politica: questi alcuni dei concetti ricorrenti nella sua lunga e intensa vita artistica e intellettuale. Stimato professore, attento studioso e conoscitore dell’arte, amava molto parlare del lavoro degli altri e, curioso di dialogare con i suoi studenti, condivideva con loro conoscenze e passioni.
Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica
Eva Marisaldi – Enrico Serotti
Per vari motivi – Parte II
A cura di Pier Paolo Pancotto
22 gennaio – 22 febbraio 2026
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna
www.museibologna.it/musica
Mostra promossa da Galleria de’ Foscherari
In collaborazione con Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Inaugurazione mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30

Come dichiarano i due artisti, il progetto espositivo “parte da una serie disordinata di spunti di riflessione attorno alla musica e al suono, riferiti a epoche varie. Tali suggestioni sono state formalizzate, spesso con l’ausilio delle nuove tecnologie, e messe in scena in forma di opere”. Nell’affascinante contesto architettonico dello storico Palazzo Sanguinetti, sede del museo, si susseguono, infatti, una serie di nove opere sonore o legate al tema del suono (inteso in tutte le sue possibili articolazioni tecniche e semantiche) realizzate da Eva Marisaldi (Bologna, 1966) ed Enrico Serotti (Bologna, 1960) nel corso degli ultimi venti anni, alcune delle quali raramente fruibili o riattivate per l’occasione.
La rassegna bolognese si compone di tre installazioni acustiche: Panica (2024), un complesso di nove timpani azionati automaticamente che suonano l’ouverture della favola pastorale L’Orfeo di Claudio Monteverdi esposti nella Sala 1 (Introduzione al percorso museale), in quella “delizia di verdure” che vede protagoniste al centro della sala le due arpe cromatiche e i due cornetti protagonisti dell’opera, a richiamare il canto con cui Orfeo ammalia e induce al sonno Caronte; Tarlo malgascio (2016), allestita nella Sala 3 (Gli amici di padre Martini), che ricrea i rumori emessi da un tarlo all’interno di un armadio in Madagascar e Last flight (2025), che rievoca idealmente le note emesse da un antichissimo flauto neolitico, accostata alla collezione di flauti storici esposti nella Sala 5 (Libri per musica e strumenti secoli XVI e XVII).
Per l’inaugurazione della mostra Emanuele Becheri. SCULTURE
alle Collezioni Comunali d’Arte nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 (sabato 24 gennaio, ore 16.30)
Emanuele Becheri
Figura, 2024
Terracotta, ossidi, cm 33 (a) x 30 x 11
Foto Dario Lasagni
Courtesy l’artista e CAR Gallery

Per l’inaugurazione della mostra Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965
al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 (giovedì 29 gennaio, ore 18.00)
Mattia Moreni (Pavia, 1920 – Brisighella, 1999)
A tutti i maldestri del mondo: amitiè, 1960
Olio su tela, cm 162 × 130
Modena, collezione privata.
Cordiali saluti

Settore Musei Civici Bologna | Villa delle Rose
Flavio de Marco
Screen Life
A cura di Lorenzo Balbi
1 febbraio – 29 marzo 2026
Villa delle Rose
Via Saragozza 228/230, Bologna
www.bolognamusei.it/mambo
Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
In collaborazione con Galleria Studio G7
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Conferenza stampa venerdì 30 gennaio 2026 ore 11.00

La ricerca di Flavio de Marco (Lecce, 1975) indaga lo schermo come nuovo paesaggio del contemporaneo, muovendosi tra i vari generi della pittura: le opere attraversano figurazione e astrazione per rappresentare l’esperienza dello spazio riconfigurato dalla nuova società digitale.
Il progetto espositivo, ideato appositamente per gli spazi di Villa delle Rose, attraversa ventisei anni di attività dell’artista offrendo una lettura estesa della sua ricerca pittorica che sancisce il passaggio epocale dalla vita analogica a quella digitale. Nelle prime tele dedicate alle schermate del computer, de Marco ravvisa l’esperienza del nuovo paesaggio contemporaneo ridefinendo la percezione del reale. Negli anni questo spazio ha continuato a rappresentare per l’artista il campo di ricerca privilegiato attraverso cui indagare soggetti differenti che spaziano dalla natura morta al ritratto, generi pittorici in cui l’esperienza del reale diventa proiezione in uno spazio immateriale.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo, prodotto da Collezione Maramotti e pubblicato da Quodlibet, che raccoglie testi di Franco «Bifo» Berardi, Luca Bertolo, Mauro Covacich, Giorgio Falco, Federico Ferrari, Aldo Nove, Maria Luisa Pacelli, Nicola Samorì, Sandro Sproccati, con una introduzione di Lorenzo Balbi.
Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia
A cura di Virginia Farina e Simone Martinetto
7 febbraio – 1 marzo 2026
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123, Bologna
www.museibologna.it/patrimonioindustriale
Mostra ideata da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo del Patrimonio Industriale
In collaborazione con Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”, Bologna
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Apertura sabato 7 febbraio 2026 ore 14.00

Bologna, 29 gennaio 2026 – Dal 7 febbraio al 1 marzo 2026 il Museo del Patrimonio Industriale del Settore Musei Civici del Comune di Bologna è lieto di presentare la mostra Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia, a cura di Virginia Farina e Simone Martinetto, nata da una collaborazione con il Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna.
Il progetto è nato attorno ad un interrogativo: “che cosa resta del processo creativo e della capacità tutta umana di immaginare e reinventare la realtà di fronte alla potenza generativa dell’Intelligenza Artificiale?”.
La mostra, aperta da sabato 7 febbraio 2026 alle ore 14.00, rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026, il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
Il progetto trae origine da un innovativo percorso didattico e artistico che ha visto trenta studentesse del Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna confrontarsi con le potenzialità e i limiti delle nuove tecnologie. Coordinate dal fotografo Simone Martinetto, le giovani autrici hanno esplorato le collezioni del Museo del Patrimonio Industriale per indagare la complessa relazione che intercorre tra l’automatismo dell’algoritmo e la profondità del gesto creativo umano.
In un’epoca dominata da sintesi digitali generate tramite semplici prompt – spesso indistinguibili dal lavoro dell’uomo – il confine tra realtà e finzione si fa sempre più sottile e ambiguo. Le giovani artiste hanno accettato la sfida di instaurare un dialogo con la macchina, reinterpretando le collezioni museali in chiave inedita.
Bologna, 29 gennaio 2025 – Ogni settimana i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici.
per l’inaugurazione della mostra Flavio de Marco. Screen Life a Villa delle Rose nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 (sabato 31 gennaio, ore 18.00)
Flavio de Marco

Naturkundemuseum, 2024
Olio e acrilico su tela, cm 70 x 50
Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna
Foto Nils Wilbert
La ricerca di Flavio de Marco (Lecce, 1975) indaga lo schermo come nuovo paesaggio del contemporaneo, muovendosi tra i vari generi della pittura: le opere attraversano figurazione e astrazione per rappresentare l’esperienza dello spazio riconfigurato dalla nuova società digitale.
Il progetto espositivo, ideato appositamente per gli spazi di Villa delle Rose, attraversa ventisei anni di attività dell’artista offrendo una lettura estesa della sua ricerca pittorica che sancisce il passaggio epocale dalla vita analogica a quella digitale. Nelle prime tele dedicate alle schermate del computer, de Marco ravvisa l’esperienza del nuovo paesaggio contemporaneo ridefinendo la percezione del reale. Negli anni questo spazio ha continuato a rappresentare per l’artista il campo di ricerca privilegiato attraverso cui indagare soggetti differenti che spaziano dalla natura morta al ritratto, generi pittorici in cui l’esperienza del reale diventa proiezione in uno spazio immateriale.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo, prodotto da Collezione Maramotti e pubblicato da Quodlibet, che raccoglie testi di Franco «Bifo» Berardi, Luca Bertolo, Mauro Covacich, Giorgio Falco, Federico Ferrari, Aldo Nove, Maria Luisa Pacelli, Nicola Samorì, Sandro Sproccati, con una introduzione di Lorenzo Balbi.
—————————————————————————–
Per l’inaugurazione della mostra John Giorno: The Performative Word al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 (mercoledì 4 febbraio, ore 18.00)

John Giorno con l’opera Dial-A-Poem, 1970
Courtesy Giorno Poetry Systems
BOOMing Contemporary Art Show
Dal 5 all’8 febbraio 2026, Palazzo Isolani,
via Santo Stefano 16, Bologna
boomcontemporaryart.com
In un clima segnato da polarizzazioni, guerre visibili e invisibili e solitudini digitali, BOOMing Contemporary Art Show si affaccia nuovamente nel panorama bolognese e lo fa nel segno della riconciliazione.

Palazzo Isolani, nella sua magnificenza settecentesca, tra tappezzerie damascate e saloni ricchi di cimeli, apre le porte, dal 5 all’8 febbraio 2026, a un principio di ricomposizione del frammentato, la ripresa di una relazione interrotta. La riconciliazione è una tessitura che permette di creare – più che trovare – un terreno di intesa tra elementi che spesso abitano campi opposti: l’io e la collettività, la natura e la tecnologia, l’arte e il mercato.

BOOMing invita a posizionarsi in corrispondenza di questi confini dinamici, oggetto di negoziazione costante, per tendersi verso l’Altro. Nel 1923, Martin Buber scriveva, nel suo testo fondamentale Io e Tu: “Ogni vera vita è incontro”. Il teorico del principio dialogico, antidoto all’isolamento, ha ispirato questa edizione della fiera, che può essere interpretata come un manifesto di riconciliazione: una pratica urgente, un atto generoso e radicale.
Una riflessione che si legge in filigrana nelle quattro sezioni di BOOMing: MAIN SECTION – RICONCILIAZIONE, GENERATION(Z) – FUTURI PLURALI, FEMINISMS – CORPI IN DIALOGO e BIOFILIE – ECOLOGIE RICONCILIATE, nella mostra “Io e Tu”, nei progetti speciali e nella programmazione di performance e incontri.

L’azione inaugurale nell’ambito di ART CITY BOLOGNA 2026 e in collaborazione con exibart – giovedì 5 febbraio alle ore 18.00 – è affidata, nel porticato d’ingresso, al main project di Nadia Tamanini (che firma anche l’immagine guida di questa edizione, tratta proprio da questo progetto) in dialogo con Francesco Mina. “DEEP IN TIME / Tessere il tempo profondo” è una performance lenta che fonde spazio, materia, corpo e tempo geologico.
30 gennaio – 31 maggio 2026
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Project Room
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
www.museibologna.it/mambo
Quarta e penultima tappa della più ampia mostra MATTIA MORENI. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione” curata da Claudio Spadoni, sviluppata in cinque realtà museali tra la Romagna e Bologna e promossa da Associazione Mattia
L’esposizione è realizzata nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Opening giovedì 29 gennaio 2026 ore 18.00

Promosso da Associazione Mattia, curato da Claudio Spadoni e sviluppato a partire dal settembre 2025 in cinque sedi museali diffuse tra la Romagna e Bologna – Bagnacavallo (RA), Forlì, Santa Sofia (FC), Bologna e Ravenna – il percorso, inteso come omaggio corale all’artista, ne attraversa i quarant’anni di ricerca, rivelando al pubblico la forza e l’attualità di una delle voci più originali e irrequiete dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
La quarta tappa presentata al MAMbo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.
L’antologica di Bologna, 1965 riprende e reinterpreta la grande esposizione su Mattia Moreni curata da Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna (oggi MAMbo), la prima personale dedicata a Moreni da un’istituzione pubblica italiana. In stretto dialogo con l’artista e amico, Arcangeli ne rilesse l’opera ribadendo l’urgenza di coltivare la pittura come uno specifico metodo di approccio al mondo, strumento di libera espressione soggettiva quanto di scandaglio critico della realtà.



