Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 30/03/2025
Cosa ci aspetta dietro l’angolo?
“Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità. Il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”. (Albert Einstein)
Una profonda riflessione considerando la conoscenza e il sapere come approfondimenti in movimento ed in una continua espansione.
Einstein ne era consapevole e la velocità con cui la tecnologia conquistava campi nuovi di esperienza e di formazione della mente dell’uomo produceva una certa difficoltà per la comprensione e per entrare nel mistero dei confini tra realtà e visioni della realtà, tra intuizioni e deduzioni, in una cultura orientata ad essere ramificata. Capace di raccordare ogni indizio che aiuti la lettura del “nascosto” di ciò che non è visibile, concretamente scomponibile.
Dai tempi di Einstein ad oggi le cose si sono maggiormente sviluppate ed hanno provocato vere e proprie rivoluzioni copernicane sui modi e motivazioni del conoscere, dell’apprendere e della formazione della persona e dei suoi campi d’azione e di produzione.
La tecnologia non si è fermata e ha espresso la sua invadenza tentacolare, sostituendo di volta in volta il mondo che abbiamo vissuto. E la profezia di Einstein si è pienamente realizzata.
Anche se resistono nel XXI secolo i continuatori visionari ancora sostenitori, nel XXI secolo, dello schema appreso (da piccoli, nel Paese dei balocchi) del leggere, dello scrivere e del far di conto. (I preliminari schematici ed automatici per non essere analfabeti. I primi programmi scolastici dell’Unità d’Italia, conclusosi con la famosa trasmissione televisiva condotta dall’indimenticabile Maestro Manzi: “Non è mai troppo tardi”).
Ci vogliono anni di studio ed erudita esperienza degli strumenti sofisticati e complessi della nuova Cultura per acquisire le nuove competenze richieste dal progresso sociale e tecnologico e per saper leggere, non con l’abbecedario, ma con sapienza linguistica e strutturale della lingua italiana, le sue diverse funzioni di scrittura e di lettura.
Con notevoli ritardi ed errori globalisti la scuola italiana sta cercando di porre qualche rimedio introducendo il latino (facoltativo) nella scuola media (di primo grado); ritoccare la storia, ridurre la geografia, rattoppi sulle mode dell’uso dell’italiano, in modo trasgressivo; incertezze sulla formazione artistica (per tutti), studio delle nuove tendenze critiche e culturali legate allo sviluppo della creatività, del pensiero operativo e progettuale.
Ed altre allarmanti amenità che mostrano la mediocrità dell’attuale sistema e del progetto di riforma della scuola (nuova) ed l’ incapacità a considerare la Scuola come Centro di ricerca e d’istruzione e formazione e come forum per essere educati ad essere cittadini italiani, europei e del mondo.
È necessario pensare a processi formativi aperti ed interattivi con la mobilità dei saperi e le probabilità delle nuove dinamiche sociali e politiche in fieri.
Il Italia il sapere è diviso: è una forma connaturata alla nostra secolare identità (il famoso trivium e quadrivium nel Medioevo: due insiemi di arti liberali = due gradi d’insegnamento * Treccani enciclopedia*). Gradi preparatori e poi maggiori approfondimenti sempre sulle stesse materie o di materie corollario, estranee o voluttuarie alle materie definite principiali, determinanti, importanti. (Italiano, latino, greco, nei secoli fino ad oggi).
Generazioni che hanno appreso in modo schizofrenico dalle elementari fino all’Università sempre le stesse materie senza alcun collegamento, il tutto strutturato per vie parallele (nei periodi epocali predefiniti) e per capitoli di approfondimento non comunicanti.
Non posso dilungarmi per soffermarmi sulla domanda: alla fine cosa abbiamo imparato? Cosa ci aspetta dietro l’angolo?
L’ Istruzione (parola cancellata nelle Istituzioni e nella formazione) deve ritrovare il suo senso non solo operativo ma formativo, poiché nell’Istruzione non si esplicita il nozionismo, ma le visioni di progettualità educativa, di saperi articolati, di apprendimenti metodologici e didattici delle varie discipline previste da un sistema unitario ed organico della scolarizzazione.
La scuola è un’Istituzione pivot di uno stato democratico e bisogna evitare ogni superficialità e tentazione di usarla come uno strumento per indottrinare le nuove generazioni, come fossimo uno Stato totalitario, dittatoriale.
La Scuola in un vero stato democratico deve preparare a combattere, con sapienza, la barbarie dell’ignoranza. Ecco cosa ci insidia dietro l’angolo.
Franchino Falsetti
Condivido il primo “concetto” su Einstein”. E aggiungo. Quando Enrico Fermi, nel 58, affermò “che la bellezza della ricerca non può essere infastidita dagli scrupoli morali degli altri” stava lavorando a una ulteriore bomba atomica. Gli “scrupoli” morali…degli Scienziati…
Altro elemento che ritengo importante è che, da tutta quella “schizofrenia”, fasulla, indotta e perpretata fin dalle scuole elementari, lei non riesce ad uscirne.