CATTIVI PENSIERI. Scandalizzare è una parola da sostituire

Inviti ad abbandonare il pensiero unico

Sono considerazioni come fossero Cattivi Pensieri per chiedersi altro: siamo tutti colpevoli ?

Pubblicato il 02/08/2022

Scandalizzare è una parola da sostituire

Necesse est enim ut veniant scandala (È infatti necessario che avvengano scandali), da Vangelo di Matteo. Frase antica ripetuta infinitamente nella storia fino a pochi decenni fa, quando l’opportunità di uno scandalo serviva per svegliare ancora le coscienze o per renderci più responsabili e meno propensi alle “cadute libere”.  

La parola scandalizzare, come, ormai, tantissime altre di cui dedicherò una mia riflessione, ha perso la sua basilare funzione provocatoria e di denuncia per assumere quella blanda di un evento definito “virale”, cioè eccitante, illuminato, esempio da seguire e diffondere. Le autostrade dei network e dei social sono gli artefici di questi stravolgimenti che hanno poi trovato varie permeabilità e compiacenze come il mondo dell’Editoria e dei mass media, non solo nel nostro paese.

Sullo storico settimanale Tuttolibri, inserto del sabato del quotidiano La Stampa, con la morte prematura, avvenuta oltre dieci anni fa, del direttore dell’inserto culturale, uomo di grande eleganza intellettuale, giornalista, poeta e scrittore Nico Orengo, di tradizionale spessore culturale, che trasformò questo inserto non in pagine gialle, da sfogliare svogliatamente, ma in una vera rivista di segnalazioni, approfondimenti, saggi, interviste e curiosità con vedute ampie e di contatto con altre culture del mondo occidentale ed extra, la parola scandalo aveva ancora la sua integrità semantica. Mai si sarebbero date notizie o costruiti dossier su scrittrici o scrittori transgender o del mondo strumentale sessista e mai si sarebbero trattati, con titoli come “l’autoerotismo femminile è un tabù ma una clitoride è capace di fare cose incredibili”; oppure: ” Darsi piacere è meglio dello shopping (soprattutto è gratis)”, (Randa Jarrar, scrittrice americana di origine palestinese, a cui si dedica l’apertura, con due pagine fittissime, del n.2279 di Tuttolibri, 19 marzo 2022).

Non capisco la profondità di questi pensieri, come non capisco la notorietà di questa scrittrice che scrive romanzi ed altre fantasticherie, arrivando ad essere tradotta persino in italiano. Forse questo storico e (inizialmente) eccellente digest dei libri seri di tradizione classica antica e moderna, dovrà denominarsi settibanale (inserto) dell’altrettanto trasformata gloriosa testata risorgimentale come La Stampa.

Tutto questo non ci sorprende e neppure ci scandalizza. Dopo le “vagine parlanti” ed “Il lamento del prepuzio”, possiamo dormire tranquilli che nulla sarà ancora più catastrofico. L’eccesso di liberalizzare i cosiddetti tabù fa commettere delle pure e semplici bestialità. Un tempo c’erano le riviste per soli uomini, dove si visualizzavano gli istinti più triviali fino a modificare persino le favole classiche sostituendo i personaggi con prostitute ed uomini da marciapiedi, ed i dialoghi con atti ossessivi pornografici resi meno efficaci poiché si imitarono le strisce fumettistiche.

Dalle riviste porno, ai libri porno, ai film e video cassette e poi dvd sempre più porno, sempre più degradante il quadro di Civiltà che si stava realizzando. E quindi la parola scandalo che fine ha fatto? Viveva con i sussulti di una censura di stampo clerico-democristiano e bigotta come per il rogo preparato per la cancellazione del film “l’ultimo tango a Parigi” e per l’ipocrita doppia faccia del protagonista del film di Alberto Sordi “Il moralista”. Federico Fellini fece piazza pulita di questi residui fondi neri della coscienza borghese ed aprì con intelligenza ed umorismo un diverso modo d’intendere la sfera sessuale.

E così caddero molti tabù e gli scandali divennero forme di spettacolarizzazione dei costumi, di veicoli da rendere la sensualità non sinonimo di desiderio ma di volgarità gratuita, di morbosità, di manifestazioni liberatorie delle proprie frustrazioni ed impotenze. Seguendo un’altra insulsa moda quella del “raccontare”, oggi dalle attrici più o meno famose, agli attori, conduttori televisivi, cantanti, giocatori, sportivi, presentatori, artisti, si raccontano, fanno outing pubblicamente e rivelano non episodi esemplari della loro vita, ma le porcherie, i piccoli scandali, la loro vita immorale che hanno consumato, in un circo del “vai avanti tu che a me vien da ridere “.

 

                                                                                                                                                                                  Franchino Falsetti

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