MIP Miriam Bruni, Nota di lettura di Franchino Falsetti

Il parere di Franchino Falsetti sul mio scrivere

MIP Miriam Bruni

Pubblicato il 26/12/2021

Tempo fa inviai al professor Falsetti alcuni miei testi, per avere il suo parere al riguardo.

Con questo articolo lo ringrazio anche pubblicamente per l’attenzione donatami e per le parole spese:

La poesia si fa immagine, il canto si fa vita

Avrei voluto intitolare questo mio sondaggio nell’anima di Miriam “Foglie morte su un prato verde,” perché ciò che ho letto di lei sono ricordi, un ricordare sensazioni ed emozioni, più che parole dette, racconti, sogni o visioni da cui fuggire. Il prato verde è la coscienza di oggi, la consapevolezza che nulla è stato vano ma che tutto ci appare come quelle foglie che cadono dagli alberi della vita e non si dissolvono, non si sciolgono, ma si stendono sull’erba rigeneratrice della continuità.

Leopardi legittimava la poesia breve perché la poesia è un impeto. Ed è la prima sottolineatura che vorrei evidenziare delle poesie della Bruni: sono brevi e rispondono a una forza interiore, un necessità di rivincita, di nuovi sensi di libertà, di nuove aperture del proprio mondo segreto. Nulla di pensato in modo astratto. Nessuna posa edonistica o solamente estetica. Sono parole con immagini intime: incipit per piccole partiture che sono la trascrizione di melodie tramandate e ci ricordano la nascita della vita, la nostra nascita, il nostro orgoglio di essere parte dell’Orchestra.

Questa musica della poesia della Bruni è il suo intimo: è pensata ma non del tutto evidenziata, cadenzata, poiché è nel suo stile giocare sul chiaro-scuro, su ciò che è opportuno far conoscere e su ciò che preferisce lasciare nel proprio letargo fino alla giusta primavera, in attesa del volteggiare rapido e gioioso delle rondini irrequiete.

La poesia è il mio cielo come tra maschi lo è forse

Giocare a pallone e sotto la pioggia a qualche lampione” […]

La mia pelle è un cielo

Di cui prendere le misure

Sempre chiaro il suo colore

Punteggiato di stelle scure”.

(Da Coniugata con la vita)

Se anche il mio nome

parla di altezze,

nella bruna terra venni

piantata” […]

(Da Così)

Questi brevi esempi per cogliere la leggerezza dei suoi appunti di vita e il modo coinvolgente della Bruni nell’attualizzare sentimenti e “rumori” dei ricordi.

La sua è una scrittura giovane che risente della forte presenza liberatoria della scuola francese, in particolare del dopoguerra del secolo scorso: da Prevert a Brassens, Sartre, Weil e Boris Vian. Tutti custodi di uno spiccato e a volte tormentato esistenzialismo ribelle che ha incantato e cresciuto diverse generazioni. Ed è una poesia che si fa capire, una poesia come forma etica, sensibile al giudizio non solo critico-estetico ma anche sociale. I poeti, sosteneva Croce ”sono poco disposti alla considerazione organica e filosofica, ma acuti e fini in questioni particolari”.

                                                                                                                                                                 Franchino Falsetti

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