Era l’ 11 gennaio 1942, ci lasciava Emanuel Carnevali

Bazzano in Valsamoggia (Bo), 11/01/16. Nel mese di gennaio 1942 il Giappone invadeva le Filippine e Burma, la Germania di Hitler chiudeva la Conferenza di Wannsee in cui avrebbe deciso la “soluzione finale” per il destino degli ebrei, gli alleati definivano le strategie per il “Germany first” e le truppe italiane e tedesche andavano al contrattacco davanti El Agheila in Libia; erano giorni con eventi di proporzioni immense e mai vedute prima, ma le piccole condizioni di ogni giorno continuavano a scandire i momenti di ognuno; fu così anche nell’ormai piccolo mondo di Emanuel Carnevali che, l’11 gennaio alle ore 13:30, si trovava a morire, solo, nella clinica di Bologna dove era ricoverato, strozzato da un pezzo di pane. Finisce così la vita di Emanuel Carnevali il poeta che trovò il suo momento di gloria negli Stati Uniti ma se ne dovette ritornare in Italia per motivi di salute e indigenza per stabilirsi a Bazzano dove il padre era Commissario Prefettizio. La permanenza Bazzanese durò da quell’12 luglio 1922, giorno in cui arrivò, al 1937, anno in cui venne ricoverato nella clinica bolognese in cui troverà la morte dopo alcuni anni. L’ Amministrazione Comunale di Bazzano, dopo molti anni, dedicò una via del paese ad Emanuel Carnevali  e nel 1994 organizzò un convegno per ricordarne le memoria; in quell’occasione fu stampato un volume a lui dedicato, Diario bazzanese, a cura di Gabriel Cacho Millett e pubblicato nei Quaderni della Rocca, da cui abbiamo tratto alcuni tratti che leggerete a seguito.

Questo è il modo in cui la nostra rivista vuole ricordare Emanuel Carnevali  nella ricorrenza della sua morte e la vita di un poeta quasi sconosciuto in Italia ma di cui è stato scritto: “L’ America parlerà di lui come di un tipico genio americano. L’ Italia sarà fiera di lui e ricorderà all’America che glielo ha imprestato per otto anni. Nessuno dei due paesi si renderà conto della sciocchezza di rivendicare una gloria che è sua” come ebbe a scrivere Ernest Walsh nel suo articolo A young living genius pubblicato sulla rivista This quartier nel 1926.

 

Carnevali poesia

 

Per tutto questo ringraziamo la Fondazione Rocca dei Bentivoglio per la autorizzazione ad attingere dal volume: Diario bazzanese a cura di Gabriel Cacho Millett ed. Quaderni della Rocca, 1994.

 

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Le lanterne per S. Lucia – VIDEO

Bazzano in Valsamoggia (Bo), 13/12/15. Siamo in piazza G. Garibaldi e da un po’ di tempo il sole è calato sulle bancarelle della festa di S. Lucia ma è proprio questo il momento tanto atteso: è il momento del lancio delle lanterne. Quest’anno la Pro Loco ha messo a disposizione molte più lanterne dello scorso 2015 e ci si aspetta uno spettacolo affascinante nei suoi gesti. Lo raccontiamo in questo video che, in ritardo sui tempi storici, dedichiamo a tutti come buona speranza per un buon 2016.

Buona visione.

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Valsamoggia, i campanari di Bazzano – VIDEO

Valsamoggia, i campanari di Bazzano

Eccoli i campanari di Bazzano; ora ci raccontano della scampanata Doppia Bolognese e per farlo abbiamo scelto il più piccolo, stretto ed angusto campanile di tutta la Valle del Samoggia: quello di Pragatto. Certo ci rincontreremo e giocheremo in casa la prossima volta, magari a Pasqua, nel campanile di S. Stefano a Bazzano in Valsamoggi (Bo). Intanto permettete che Millecolline ve li presenti, buona visione.

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Gli ultimi campanari di Bazzano – ANTEPRIMA VIDEO

ANTEPRIMA. Suonare le campane è sempre stata tradizione di ogni paese e anche Bazzano ne conserva la memoria grazie ai pochi campanari rimasti che siamo andati a trovare in “trasferta” nel più piccolo (ed angusto) campanile della Valle Samoggia: quello di Pragatto. Il suono delle campane, nella provincia di Bologna e dintorni, ha una sequenza particolare, noi non ce ne rendiamo conto ma è una melodia unica.

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La letterina di Natale

La mia “letterina”.

Siamo alla vigilia di un giorno e di un periodo più ricco di simboli di fede religiosa e civile dell’anno: di ogni anno fino al 2015 d. C.

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Quest’anno questa “favola” del Natale è però messa in discussione da molti “ben e mal pensanti”. Questa ricorrenza, così singolare ed avvolta di mistero e di speranza, sembra non appartenerci più. E’ stata, progressivamente, sostituita dalle “luminarie” dei centri commerciali e dall’insensata corsa agli acquisti senza alcuna precisa finalità. Il Natale a perdere. Una festa come un’altra. Nulla ci fa pensare che siamo arrivati a questo giorno, a questo “magico” periodo, dove i sogni possono diventare realtà e dove i bambini, possono ritrovare in un atto di semplice bontà, un momento di sentita partecipazione, come quello di allestire il Presepio e cantare qualche canto di festosità natalizia. Un tempo questo gesto di coralità degli affetti familiari e del senso di identità e di appartenenza a determinate tradizioni, nel nome del Bambino Gesù, era rappresentato dalla coinvolgente emozione nello scrivere la famosa “letterina di Natale”. La ricordate?

Poiché ogni ritualità ha bisogno della sua atmosfera, io cercherò , per riprendere un il filo invisibile della Storia, quella non dei duemila anni trascorsi, ma quella dimenticata, oltraggiata di questo ultimo mezzo secolo, di rievocare la calda atmosfera delle Strenne natalizie. Metterò sotto l’albero, vicino al Presepe, un piccolo “sacco” pieni di libri per ogni età, che parlino di arte, quella da conoscere e quella con cui tentare di vedere il mondo come un caleidoscopio, più vicino alla riscoperta delle cose semplici con cui invitare tutti a giocare e sentirsi per un giorno nel “Regno delle beatitudini”.  

E, forse, avrà di nuovo senso cantare tutti insieme:

“Tu scendi dalle stelle

o Re del Cielo,

e vieni in una grotta,

al freddo al gelo…”.

 

Buon Natale 2015 e Felice Anno Nuovo 2016

 

                                                                       Franchino Falsetti

 

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