Editoriale della domenica
L’Editoriale Millecolline
Pubblicato il 18/01/2026
Si fa ma non si dice
Era un motto più per nascondere le marachelle amorose che per altri atti non convenzionali. Ma era una raccomandazione del passato prossimo e remoto molto efficace, poiché era un semplice salvagente per salvare molti sprovveduti, ingenui da guai reali od ipotetici, fantasiosi.
Un po’ quello che accade oggi nel nostro agire e nell’agire sociale e politico. Il XXI secolo ha prodotto molte malattie culturali, mi preme evidenziarne alcune: la disinformazione, la menzogna, la cultura agglutinata e manipolata, assenza di ogni senso di responsabilità, di competenza, di senso di appartenenza a…
È un piccolo elenco ma sufficiente per aver non solo la percezione, ma la reale dimensione di chi siamo oggi!
Sarebbe interessante poter scrivere un nuovo dizionario non sulla stupidità umana, ma di ciò che ha deformato gli schemi culturali che avevano consentito di capire e d’interpretare il mondo.
Gli studiosi del passato hanno dimostrato che in un’opera d’arte è possibile cogliere ogni elemento distintivo di un modello di vivere, di concepire ideali ed ideologie. Così pure su un percorso temporale tracciato della Storia può esserci un motivo per ricavare utili riferimenti concettuali per una comprensione critica di ogni Epoca e relative tendenze di usi e costumi.
Ma questo non avviene: è più semplice trattare il mondo e le sue visioni come un grande caleidoscopio in cui ognuno vede il pezzetto più rassicurante e non si pone altre curiosità, altri interrogativi, nuove possibilità per scoprire eventuali altre dolcezze, altre bellezze, altri “schemi” che ci rendano più sensibili alla partecipazione ed interazione sociale.
Dagli anni Ottanta del secolo scorso, con il famoso “riflusso”, la vita è un oggetto privato, da consumarsi in compagnia, in eventi baccanali, in cui si apre la bocca solo per mangiare e per parlare di cose futili, insignificanti, della propria corporeità e del proprio narcisismo.
Il riflusso ha creato un nuovo schermo su cui non scorrono immagini, ma si fissano le immagini che imitano la superstizione del diffuso santino per scacciare malanni o pericoli insidiosi.
Il crollo della religione o del senso religioso-spirituale è un altro effetto del riflusso e se vogliamo avere un’idea del suo significato possiamo ancora leggere e meditarlo nel capolavoro I promessi sposi di Alessandro Manzoni. E da qui la nascita anche di un certo mondo artefatto, artificiale, virtuale.
Ciò che sta accadendo in senso geopolitico è la prova di questa dissociazione: accadono cose sconvolgenti, drammatiche, terrificanti, distruttive di ogni semplice valore umano e noi siamo privi di quella cultura responsabile ed interpretativa che ci renderebbe subito partecipi e pronti a rispondere che tutta questa carneficina finisca all’istante.
Non è necessario usare sempre le armi, le uccisioni di massa, per cambiare o restaurare. Siamo nel XXI secolo e tutto dovrebbe essere trattato attraverso il dialogo considerando l’evidenza della propria arretratezza e dei modelli di vita intollerabili.
Ed ecco che ritorna il nostro motto iniziale: prevale ancora l’inganno. Il pretesto, già descritto nelle favole di Esopo, che crea il potente ed il succube. Il padrone e lo schiavo. Il potente ed il gregario.
E così nasce la menzogna che come la calunnia è un venticello mortale a cui nessuno vuole porre rimedio, perché è una leva (una strategia del potere). Vivendo specchiandoci sui pezzetti degli specchi rotti, nella nostra Epoca disgregata, siamo stati anche deprivati dei strumenti del conoscere individuale e collettivo.
L’Associazionismo ha tolto l’autonomia all’individualità, al protagonismo competente, alla propria affermazione ed identità morale e professionale. La gabbia del collettivismo a pianificato e globalizzato le fonti dell’informazione ed i fabbricatori d’informazione.
Per esempio i talk show che hanno toccato il massimo della loro incompetenza. E realizzano il motto: si fa ma non si dice. Tutti complici nel non dire la verità!
Ma tutti consapevoli che si potrebbero spalancare le porte di quell’inferno che governa le nostre relazioni, la nostra formazione, i limiti della nostra conoscenza, il ritorno a forme di schiavismo, che pensavamo di leggere nel libro classico per ragazzi: “La capanna dello zio Tom”, oppure nel più attuale e vivo “Il buio oltre la siepe”.
Franchino Falsetti
