Inizia AUT-AUT.

ANTEPRIMA. Mercoledì 4 maggio 2016 inizierà AUT-AUT il 5° festival regionale contro le mafie. Iniziamo a raccogliere le impressioni e i racconti per aumentare le informazioni su questo importante appuntamento. Mandateci anche vostri lavori con testo, foto o video di buona definizione e li pubblicheremo in questa pagina. Buon Festival.

 

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Poesia. Il primo racconto di Milla per Millecolline

Quando la prof. Milla Ghedini ci ha mandato il suo primo testo, appositamente scritto per Millecolline, le cose non le sembravano chiare e non aveva idea di come potesse essere utilizzato ma appena lo abbiamo letto a noi è parso chiaro: sarebbe stato il primo racconto di una raccolta da pubblicare pian-piano sulla nostra rivista. Come fosse un libro. ed ecco il l’inizio, buona lettura.

Prima poetica - Quarta impaginazione (1)

Prima poetica - Quarta impaginazione (2)

Prima poetica - Quarta impaginazione (3)

Prima poetica - Quarta impaginazione (4)

 

 

Prima poetica - Quarta impaginazione (5)

 

 

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Pillole corsare n°11 – La Buona Scuola come io speriamo che me la cavo

La “Buona Scuola”  come “ Io speriamo che me la cavo” ?        [n.11]    

Dopo dieci mesi dalla promulgazione delle legge 13 luglio 2015, n.107,  sulla riforma del Sistema scolastico italiano, conosciuta come la “Buona Scuola”, dopo alcuni clamori di nostalgici repertori, dopo alcune critiche di diffuso malessere e smarrimento tra le varie realtà sindacali, siamo entrati in un’atmosfera di silenzio “meditativo”  per qualche nuovo annuncio contestativo come post it di fine anno. Come mai la Scuola Italiana, fin dalla prima legge Casati (1859), è continuo oggetto di pensamenti e di ripensamenti, di aggiustamenti ed adeguamenti, di compromessi ideologici, politici e sindacali, di condizionamenti “capitalistici” espressi dal mondo del lavoro e dalle leggi dell’economia di mercato? Siamo convinti che la società cambia, che il problema dell’istruzione non è più quella legata a combattere l’analfabetismo; non siamo più una società alla ricerca di modelli di sopravvivenza. Siamo una società altamente industrializzata, tra le democrazie più avanzate in Europa e nel mondo Occidentale. Ma tutto questo non basta per realizzare leggi robuste sulle nuove problematicità della scuola del XXI secolo, in rapporto alle nuove dinamiche migratorie, alla coesistenza  delle diverse culture ad una inevitabile cambiamento culturale , non solo della  scuola come istituzione, ma della condizione di essere studente. Nel passato molti sono stati gli studiosi italiani ( da Papini a don Milani ) che hanno sostenuto dell’inutilità della Scuola, sia in senso politico che istituzionale. Dopo la riforma Gentile (1923), una riforma altamente articolata, progettata per la formazione intellettuale e professionale dei cittadini italiani, con contributi di altissimo livello, come quelli sostenuti ,in modo appassionato, da Giuseppe Lombardo Radice ( pedagogista,riformatore ), non abbiamo più avuto una riforma organica capace di cancellarne ogni traccia. E’ durata oltre settant’anni  e poi abbiamo avuto le ultime eruzioni “globalizzanti” della legge (Gelmini) e della legge (Giannini). L’unica grande rivoluzione è stata quella di passare da un sistema verticale ( scuola “autoritaria” e “classista” ) ad un sistema orizzontale ( scuola “democratica” ed “ugualitaria” ) . La scuola  non come “piramide” di perenne fortezza e vasti orizzonti,  ma come “zattera” in balìa delle onde e delle perturbazioni di tipo robinsoniano. Ciò non significa che la riforma Gentile sia stata la regina o l’optimum delle riforme. Sappiamo che una buona regola è quella di contestualizzare ciò di cui vogliamo parlare. La riforma Gentile si identifica con il ventennio fascista. Ma come mai ha continuare ad essere viva fino agli anni settanta?  Ciò che ha cambiato un po’ le cose sono state: la riforma della scuola elementare del 1955 – la riforma della Scuola Media Unica del 1962  – l’istituzione della Scuola Materna Statale del 1968 –  la legge sugli gli Organi Collegiali del 1974 e via dicendo. Cammino molto lento e sempre molto frammentario. Pensiamo alla riforma della Scuola Superiore. Mai una visione unitaria della Scuola pubblica “dall’infanzia all’Università”. Ciò che ha preoccupato anche in queste ultime legislature sono stati i problemi irrisolti del personale: immissioni in ruolo, superamento della modalità del “precariato”, adeguamenti degli stipendi, nuovi criteri concorsuali per i nuovi assunti.

E’ finito il tempo del grande clientelismo elettorale come investimento dei partiti e dei sindacati. Ma a questa dissennata politica della Prima Repubblica, che cosa ci viene consegnato? Quale Progetto Culturale per la Scuola del 2000? E’ sufficiente giustificare la validità, la bontà di una riforma, come quella della Scuola Italiana, procedendo per adeguamenti di mercato, di modernizzazione e di necessità “aziendali”, dove tutto si riduce a parlare di: lingua inglese, informatica, uso delle multimedialità relative alla comunicazione ed informazione, senza tener in considerazione che questi sono strumenti e non contenuti. La scuola non può divenire un parco di addestramento alle conoscenze strumentali dei modi ed usi dei “selfie” educativi e culturali. Ci vuole ben altro, forse un nuovo “Gentile”, che sappia interpretare l’attuale disordine sociale nella prospettiva delle nuove utopie democratiche, per determinare un compiuto ed interattivo Progetto Riformatore che va dalla Scuola alla Società e dalla Società alla Scuola.

Se è vero che siamo nel tempo delle Società della Conoscenza, cerchiamo di preoccuparci dell’educazione e formazione al e del sapere, poiché i sistemi scolastici, se non sono meditati con finalità prospettiche, rischiano di essere un semplice esercizio contabile per soddisfare ed archiviare un capitolo della spesa pubblica corrente. In attesa di un prossimo Ministro che avrà un’altra riforma da proporci, cerchiamo di non consolarci con aggettivi buonisti.

                                                                                                                                                   Franchino Falsetti  

 

 

Linee certe. (Ph. Roberto Cerè. 2016)
Linee certe. (Ph. Roberto Cerè. 2016)

 

 

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Pillole corsare n°10 – Ci salveranno i nostri nipoti o i nostri pro-nipoti?

Ci salveranno i nostri nipoti o i nostri pro-nipoti?           [n.10]      

Alla fine degli anni quaranta, l’indimenticabile Leo Longanesi scrisse un libretto dove si considerava la condizione politica e sociale dell’Italia del dopoguerra ed indicava nelle”vecchie zie zitelle”, ultime amazzoni e laiche custodi di un “decorso che trovava nei propri sacrifici l’orgoglio di una tradizione storica da contrapporre alle spavalde classi dei ricchi e dei proletari”. Dopo  qualche anno, lo stesso Longanesi, sulle pagine de “Il Borghese”, settimanale da lui fondato e diretto fino alla sua morte, prendeva atto che queste “zie” avevano alla fine ceduto divenendo “libere” e rompendo ogni “vincolo” e liberandosi da ogni “pregiudizio”.

Tutto questo per compiacere alle loro nipoti, aderendo al “conformismo dell’Italia nuova”.

Di tempo ne è passato, dopo oltre sessant’anni, il desiderio di pensare che si possa ancora soccorrere questa “nave” Italia, è ritornata alla mente.

I rivoluzionari “miti” della quotidianità che caratterizzarono il progresso (il cosiddetto boom economico ) della nuova Italia : dal frigorifero agli elettrodomestici di varia natura  alla televisione ed agli apparecchi radio e giradischi portatili, dal turismo di massa alla “vettura familiare”, dalla scuola di massa ai consumi di massa, modificarono, sostanzialmente e radicalmente, il costume e la cultura degli italiani.  Dalla fine del secolo scorso ad oggi si sono aggiunti “nuovi miti” che hanno , ulteriormente, trasformato il nostro essere sociale: come persona, cittadino ed italiano.

Le rivoluzioni tecnologiche e scientifiche , di fatto, hanno prodotto oggetti d’uso quotidiano di straordinario condizionamento  non solo sul nostro modo di vivere, ma sulla nostra sfera psichica, intellettiva e di apprendimento. L’Italia si è così uniformata ai agli altri paesi più industrializzati del mondo europeo ed occidentale

Senza voler rievocare una certa morale flaubertiana o ricordare le illuminanti pagine di Roland Barthes ( nel suo mirabile catalogo della cultura popolare e dei miti borghesi, analizzati attraverso una modalità smitizzante dei suoi luminosi ingannevoli simboli – 1957 ), il catalogo aggiornato dei nuovi idola contemporanei, ci provoca l’incontrollato senso di smarrimento e di vuoto dovuto alla furia provocata dalla “vertigine creativa”. L’Italia, improvvisamente, è divenuto un territorio fertile per ogni sfrenata fonte di consumo materiale senza limiti. L’Italia degli ideali, della sua storia, della inimitabile bellezza, si è sciolta come una semplice “margherina”, nel soffritto dell’incuria, degli abbandoni, delle ipocrisie, dell’indefferenza, degli eccessi affaristici e nell’egoismo più incontrollato.

Dal computer al cellulare, dal processo di informatizzazione di ogni oggetto ed azione umana, dalla robotica alla velocità planetaria dei mezzi di informazione, una vera alluvione, dove l’uomo del XXI secolo è naufragato insieme alla sua coscienza ed ai suoi valori a cui eravamo ancora legati. Anche il nostro Paese rischia di acquisire e di uniformarsi alla coscienza informatica ad una sorta di agglutinazione di ogni forma di sapere e di interpretazione legata alle modalità cognitive e conoscitive dei microprocessori. I nostri nipoti o , forse, i nostri pro-nipoti, potranno salvarci da questo mortale virus del non essere?

Piccolo evviva (W). Ph. Roberto Cerè, 2015.
Piccolo evviva (W). Ph. Roberto Cerè, 2015.

Franchino Falsetti

Non solo 8 marzo

E continuiamo a chiamarla donna…

Di Franchino Falsetti.

Il calendario ci richiama, ancora un a volta, alla memoria, che domani sarà l’8 marzo. Non più una ricorrenza religiosa, ma una ricorrenza civile: Festa della donna. Una festa che, ormai, non evoca più sentimenti di solidarietà o pieno sostegno all’altra metà del cielo. Una festa che è, inesorabilmente, passata nella “voragine” del mondo pubblicitario e dell’industria culturale italiana e mondiale. Le cartoline illustrate non sono più di moda e tutto si è trasformato nelle seducenti pubblicità, dove ancora la donna deve celebrare se stessa, la propria immagine, un’obbligata immagine di seduzione, di fonte di evanescenti piaceri e di edulcorati sentimenti. Una nuvola fumettistica che rende  questa importante appuntamento annuale, alla stregua dei “baci perugina”. Di fatti, dopo il 14 febbraio ( baci ) arriva l’8 marzo ( mimose e profumi ) e poi la festa della mamma nel mese di maggio, il mese delle rose (i colori dell’amore ).

Tre date obbligatorie nella supina ritualità contemporanea, dove si “festeggia” per dimenticare. La società post industriale e liquida continua ad imporci a vivere la vita come “costume” e non come “cultura”.

L’8 marzo dal 1914, in tutto il mondo ha sempre avuto significati diversi,  però legati al progresso ed all’emancipazione dei ruoli e dei diritti della donna. In Italia, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’UDI ( Unione Donne Italiane ) è stata una grande protagonista di molte battaglie significative e determinanti per questa causa, non solo nobile, ma necessaria, poiché l’uomo e la donna non sono due “categorie” da contrapporsi, ma due realtà naturali che vivono e convivono con la vita e ne sono parte inscindibile. Non abbiamo bisogno di giustificare o tollerare episodi che, ancora oggi, sono impensabili, ma accadono come se non esistesse la parola “civiltà”. Non si può pensare che i giornali, i mass media in generale, ogni giorno diffondano notizie di “inciviltà” e di offesa alla dignità della donna ed alla sua inviolabile integrità come persona.

Alda Merini

La donna non è un’altra cosa. Non è l’oggetto dei piaceri, né delle giustificate leggerezze dell’uomo desolato e sconsolato. Non è più ammissibile che una brutta parola come “femminicidio” possa imporsi come una fatalità che può snaturare la vita di una coppia, di una famiglia, di un’intera società. Non si può essere complici ed indifferenti a questo trend inammissibile ed ingiustificabile.

Penso che sia necessario far entrare nelle scuole di ogni ordine e grado non tanto l’ora di religione, quanto l’ora della cultura della persona nelle due espressioni caratterizzanti : uomo e donna. Questo non significa introdurre un’altra materia . Non abbiamo bisogno di trasformare la conoscenze del rispetto della persona e della personalità come se si dovesse procedere in senso “disciplinare”. Dovrebbero essere conversazioni di cultura e di dialogo costante, perché l’amore non è solo quello legato all’affettività dei sentimenti, ma alla conoscenza profonda del nostro modo di essere e di agire nelle diverse motivazioni e situazioni.

Avere questo tipo di educazione sentimentale vuol dire rendersi conto della propria persona e del proprio ruolo (come per esempio sapere del valore di diventare madre, cioè procreatrice: l’unica capace di dare vita e dare continuità al genere umano). Una tale consapevolezza non potrebbe mai giustificare l’aberrante ideologica “dell’utero in affitto”, di cui si parla, senza cultura, oggi, in Italia ed in certi paesi, certamente avanzati, ma che mortificano la donna, la sua libertà, la sua dignità. E non è solo l’uomo artefice di questa operazione che  cancella il valore supremo della maternità, ma sono, soprattutto, le donne che si sottomettono all’affermazione di nuove forme di sfruttamento e di negazione di ciò che è di più naturale e straordinario tra gli eventi vitali : la maternità senza alcuna speculazione né privata né pubblica ( nel senso di mercato omologante delle nascite ).

La Donna deve riprendersi la sua specificità, il suo status, il suo ruolo.

I suoi diritti sono quelli dell’uomo ed insieme devono realizzare il sogno di una umanità più serena , nella continuità di valori , che, come la nascita, diventano la vita per tutti noi e per le generazioni che verranno.

Se l’ideale di Bellezza è Donna, allora dovremo, nel giorno di domani,

8 marzo,e, non solo, scrivere questo biglietto di auguri:

“ Ave, Signora della Terra, piena di Amore e di Bellezza, il tuo uomo è con te ed insieme, procederemo per rendere questo mondo meno egoista, più vivibile e più sereno. Lavoreremo, nel calore degli affetti e del rispetto reciproco, per consegnare ai nostri figli, alle nostre comunità una educazione e formazione per una sentita e partecipata coscienza solidale e fraterna per tutti”.

 

Franchino Falsetti

 

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Pillole corsare N°9 – E l’Italia si salvò, coprendo le “vergogne”!

E l’Italia si salvò, coprendo le “vergogne”!                      [n.9]    

Ci si ritrova ancora una volta meravigliati, quasi increduli, quando accadono cose di cui non si coglie alcuna ragione, alcuna seria motivazione od qualche, forzata giustificazione. Un tempo si diceva: roba dall’altro mondo. Ma l’altro mondo, in questi ultimi decenni, è diventato questo mondo. Si vive nella irrealtà, nella irrazionalità, nel non sense in assoluto. Il vivere alla giornata che era di una particolare categoria di superficiali e buona a nulla, oggi ne è diventata una ambita filosofia.

La recente visita del Presidente iraniano Hassan Rouhani è stato motivo di un episodio incomprensibile ed allarmante. In nome della ,ormai, disarmante politically correct, le statue di nudo dei Musei Capitolini sono state coperte da pannelli, riparatori di non si sa quale “peccato originale”.

E’ scoppiata, come è abitudine un’immediata polemica, che, con motivazioni diverse, gridando alla “censura”, al “provincialismo” ed addirittura alla “sottomissione”, non ha esordito alcun significativo effetto.

Ancora l’arena dei sussurri e grida. Questo è forse ciò che più deve essere considerato: come svegliare le coscienze italiche? In questi tristi tempi si parla un linguaggio che non è scritto. Nessuno riesce più  a leggere i testi di cui parliamo, di cui facciamo riferimento, di cui, in modo abitudinario e spavaldamente, usiamo per i nostri interventi predicatori e di relazioni con gli altri. La nostra cultura, quella italica, è rimasta e custodita negli scaffali delle Biblioteche. Nessuno li legge più, né li consulta, né li conosce.

L’incontro delle culture diverse, nel passato non ha creato alcun problema di “rimozione” psicologica o politica od ideologica. Le culture esprimono delle identità, senza far scattare una sorta di gerarchizzazione. Le culture diverse quando si incontrano sono di pari dignità. E nel rispetto di questa dignità sta il rispetto delle tradizioni, dei costumi, delle origini, di quel piccolo e grande mondo che è patrimonio di ogni popolo.

Coprire le “vergogne” di quelle statue femminili significa rinnegare il fondamento della cultura e della civiltà occidentale, mediterranea ed europea. Non ci vuole molto a capire che certi gesti non sono giustificabili, perché l’arte non ha bisogno di interventi “preventivi” di ipocrisie pubblicitarie. “Mettere le mutande all’arte per non offendere la suscettibilità di qualcuno! Ma sono loro, i visitatori, che debbono accettare i costumi di chi li ospita, non il contrario”. ( Adonis, poeta e saggista siriano ).

 

Foglia di fico su catrame. ( Ph. Roberto Cerè, 2013 )
Foglia di fico su catrame. ( Ph. Roberto Cerè, 2013 )

 

       Franchino Falsetti

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