Lucia Teresa Quintavalle: una donna dal cuore sognante

Manufatti artistici di chi insegue sempre una speranza

Alcune opere e alcuni pensieri di Lucia Teresa Quintavalle

Pubblicato il 25/5/2021

Lucia è una mia amica, una donna dal vissuto davvero molto travagliato….! Eppure non ha perduto nulla della sua apertura naturale alle piccole grandi bellezze del creato e dell’arte. E riceve i miei messaggi whup con un entusiasmo che mi scalda l’anima. Ci siamo conosciute qualche anno fa, ma solo recentemente mi ha inviato le foto di alcune sue pitture e sculture, e mi sono così piaciute che ho pensato di condividerle anche qui, perché sono meditazioni sulla condizione umana, meditazioni veicolate da simboli figurativi e dall’argilla lavorata.

Prima di mostrarvele, però, vi presento Lucia Teresa Quintavalle attraverso un suo scritto:

Signora Libertà, ti rincorro da sempre, fin da bambina ti ho sognata quando l’odore del mare s’innalzava aspro alle narici. La mia terra aveva il colore del fuoco, rosso come un cuore, caldo come l’amore. Brindisi era una piccola cittadina affacciata sul mare, malandata, piena di movimento. Dietro i muri scalcinati dei quartieri poveri, dove la piaga sociale si confrontava con un cielo azzurro mozzafiato, ti ritrovavo a contrastare la terra macchiata di fatiche, di sangue e di onore. Ma di quella terra voglio continuare a ricordare odori e sapori: i fichi d’India che tinteggiavano il cielo come fossero corolle di fiori, specchiandosi in un sole sfacciato che faceva capolino fra i grappoli d’uva anch’essi lucenti, pronti a richiamare bocche avide e golose, assetate d’acqua bevuta in fila alle fontane, dove donne scalze ricolmavano i secchi fra bambini chiassosi e turbolenti, sedati all’imbrunire sulle ginocchia del nonno, mitico richiamo patriarcale che riuniva i cuori, legati da valori vissuti sopra tavole imbandite di pane, amore, pomodori e libertà.

Custodisco gelosamente queste forti sensazioni, che vivono ancora fragranti dentro la mia anima anche se il ricordo è ormai lontano: lasciai il Sud bambina, mio padre trasferito a Bologna per lavoro. Correva l’anno 1957, e noi meridionali eravamo ghettizzati e vivevamo come animali inquieti, ci guardavano con superiorità, noi affamati, dalla faccia scura, le scarpe rotte,  gli occhi pesti e spesso incazzati col mondo…Ci  aiutavano le suore  e i servizi sociali.

I meridionali erano  come schiavi senza catene, legati  a pregiudizi gratuiti, marchiati dalla casualità di essere “terroni”. Eppure la mia terra è sempre rossa come il sangue che sgorga nelle vene mie e di chi ci ha emarginati e offesi. La mia terra non ha colpe, ancora gioca a fare l’amore con un cielo stellato dipinto da quel “Grande Artista” delle Origini. Ed io ringrazio questo Dio per avermi reso vittima, per aver concesso ai miei carnefici di nutrirsi delle mie debolezze, poiché in questo modo mi sono fatta piccola piccola, e ho potuto vedere là dove i “grandi” non osano, ai confini del limite umano, dove la diversità trova spazio solo nella libertà!


I due volti che vedete rappresentano due poli opposti: da una parte la sofferenza, lo sfinimento e a volte la disperazione, (a destra), dall’altra la capacità di andare oltre, credere alla Speranza e affidarsi al Mistero della Vita.               

 

 

 

 

 

                                                    

Titolo: La tela del ragno

Qui vediamo un prisma che ci parla

delle sfaccettature del vivere,

a volte immerse nelle prigionie interiori,

altre volte illuminate da una luce misteriosa.

 

 

Titolo: Le catene della libertà

Qui Lucia ha inteso rappresentare la lotta fra il Bene e il Male, dove il dentro e il fuori si incontrano. La libertà, per lei, è uno stato mentale: non dipende cioè dalle circostanze in cui l’uomo si trova. L’occhio simbolizza la coscienza ferita, il sangue in primo piano quel passato da lasciarsi alle spalle, la piramide colorata il cammino di risalita verso un volo liberatorio (il grande uccello). 

 

 

Titolo: La maschera

Chi si sente costretto a indossare una maschera non tarderà a rendersi conto che non è suo desiderio portarla e che anche chi gli sta attorno diventa a sua volta una vittima di questa inautenticità.

La mano quindi vuole strappare via questa falsa immagine perché l’individuo possa  iniziare a vivere per quello che è realmente.

 

 

 

Titolo: L’urlo del Silenzio

Molte sofferenze non trovano parole, voce, spazio di ascolto. Il mondo è spesso sordo. I tre volti rappresentano questo. Il giovane sottostante ha due file di occhi per indicare lo sdoppiamento in cui è scivolato suo malgrado restando appeso a questo grido. La sua espressione ha comunque mantenuto una certa compostezza.

 

 

 

La poesia sottostante fu scritta da Lucia adolescente, ed è dedicata questa volta al silenzio buono.

Dolce star soli con te, Silenzio,

sentire solo la pioggia ed il vento.

Dolce ristoro dell’anima mia,

sei tu – per me – la compagnia.

Tu che ascolti tutti i miei pensieri

 e via con te li porterai leggeri.

 Tutto tace…Nessuno fiata…

  Sembra quasi una terra incantata.

  Dolce è star soli con te, Silenzio,

  tu che sei nulla e sei immenso.

  (1964) 

                                                                                       

Il quadro Le catene della libertà sta gareggiando per un Premio indetto dalla Galleria de Marchi di Bologna. Sapremo presto i risultati: in bocca al lupo, Lucia!

                                                                                                Miriam Bruni

 

28/5/2021

E ha vinto! Nella sezione pittura: felicitazioni Lucia 🙂

 

 

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